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Il Questore Francesco Peruzzi

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IL QUESTORE FRANCESCO PERUZZI

Alcuni anni fa mi capitò di leggere un interessantissimo libro dal titolo "Mussolini e i ladri di regime", scritto a quattro mani da Mauro Canali e Clemente Volpini. Il lavoro non lo considero solamente eccellente ma dirompente sia per la profondità dello scavo che per la ricerca impietosa capace di rilevare attraverso documenti inconfutabili aspetti sorprendenti ed inediti, mai ipotizzati: la diffusa corruzione praticata da importanti gerarchi fascisti.
Mentre ero completamente assorbito a seguire fatti e persone imprevedibilmente coinvolte mi capitò di leggere:
"Voci si addensano anche su uno dei principali esponenti dell’antisemitismo italiano, Telesio Interlandi, direttore de «Il Tevere». Alla fine degli anni Trenta, Francesco Peruzzi, questore e alto funzionario dell’Ovra, sostiene che Interlandi avrebbe ricattato per «varie decine di migliaia di lire» l’ebreo Gino Coen, un «facoltoso industriale romano»".
Il questore riferisce al capo della polizia Arturo Bocchini, il quale a sua volta informa Mussolini. Il Duce, ricostruiscono Canali e Volpini, «vuole certezze e affida al ministro della cultura popolare Dino Alfieri il compito di far luce sul caso Interlandi». Peruzzi raccoglie le prove, le consegna ad Alfieri e poi riferisce anche a Bocchini, che lo liquida con una battuta: «Hai fatto una fatica inutile perché purtroppo Interlandi non sarà mai toccato in quanto nella faccenda degli ebrei troppe personalità sono coinvolte, non esclusi gli stessi familiari di Mussolini».
Francesco Peruzzi, questore e alto funzionario dell’OVRA, appare dunque come personaggio estraneo al coro. Chi era costui? Questa fu la domanda che immediatamente mi posi. Un’autorità già sentita? Era il nome di una persona che avevo sentito nominare in altre occasioni. A Ceccano, ancora durante la mia adolescenza, veniva chiamato "Sor Checchino" Quando con i miei coetanei  dovevamo giocare a calcetto, pur avendo  altre scelte, a volte si andava da "Sor Checchino"infatti, ci divertivamo proprio lungo la strada principale, a fianco  di quella che era stata  la sua abitazione, passata, di proprietà nei primi anni  50, alla  nipote Vanda, in via Madonna de Loco in Ceccano.
Al di la di questi veloci riferimenti adolescenziali cosa significa l’acronimo OVRA ? Opera Vigilanza Repressione Antifascismo. Solo che Il termine coniato dallo stesso Mussolini non  usato mai in atti ufficiali, indicava, comunque, il complesso dei servizî segreti di polizia politica durante il regime fascista. Nel 1926, pochi mesi prima dell’entrata in vigore delle famigerate leggi chiamate fascistissime, Mussolini volle costituire uno speciale organismo che raccogliesse tutti i servizî di polizia politica, con una competenza territoriale più vasta e con poteri più ampî di quelli delle questure. L'OVRA era infatti composta di ispettorati generali di pubblica sicurezza, competenti in altrettante zone;  furono istituiti in epoche successive col sorgere e col crescere delle necessità, fino a raggiungere il numero di undici e a estendersi su tutto il territorio nazionale. Il primo fu istituito in Lombardia nel 1928, l'ultimo nella regione di Lubiana nel 1941.
L’organizzazione venne diretta prima da Arturo Bocchini dal settembre 1926 al novembre del 1940 e poi da Carmine Senise dal 1940 al 23 settembre 1943 quando dopo la fuga del Re rimase al Viminale, fu arrestato dai tedeschi, internato a Dachau, liberato dagli alleati nel 1945. Muore nel 1958.
Leggere dell’OVRA mi fa venire direttamente alla mente il film di Citto Maselli titolato " il sospetto " uscito nelle sale cinematografiche nel 1975, ambientato nel 1934 e che alimentò una grande discussione nell’interno delle forze antifasciste.
L’interrogativo naturale che mi assale è quanto fu determinante Francesco Peruzzi a smantellare l’organizzazione comunista e tutte le altre in quegli anni e quali furono gli strumenti ed i metodi usati ? L’infiltrazione o il pestaggio oltre che scelte intelligenti?
Qualche settimana fa mi è capitato di leggere con molto ritardo "Spie di regime "scritto sempre da Mauro Canali e pubblicato  nel 2004. L’autore tratteggia gli avvenimenti accaduti a ridosso del 25 luglio 1943 facendo riferimento ad un Memoriale redatto  proprio da Francesco Peruzzi.
Riporto quindi quanto scrive Canali
«Una memoria di Francesco Peruzzi indirizzata a Ivanoe Bonomi in data 20 luglio 1944 rivela come la monarchia sabauda, con cui Senise ( capo dell’OVRA ) operava di concerto, avesse avviato già nell’ottobre 1942 una certa attività di fronda verso il regime fascista. In quel periodo, Peruzzi, responsabile della Zona I dell’OVRA, era stato convocato a Roma da Senise, che, dopo averlo impegnato sulla parola circa la riservatezza del loro colloquio, gli aveva confidato, guardando il ritratto di Mussolini, che: "per salvare il salvabile, bisognava assolutamente liquidare quell’uomo, il quale era innanzi tutto un pazzo". Senise gli aveva inoltre confidato di avere "già avuto in proposito due colloqui con S.M. il Re" concludendo che presto lo avrebbe richiamato a Roma a ricoprire la carica di questore, poiché al momento opportuno "doveva contare sulla fedeltà e la dedizione assoluta della Questura di Roma, la cui forza era stata gradatamente portata al massimo possibile di undicimila uomini". Le rivelazioni di Peruzzi – prosegue Canali – appaiono veritiere e sono conformi alla versione che Senise avrebbe fornito in seguito. Peruzzi faceva risalire le confidenze di Senise al periodo dell’approssimarsi della sconfitta delle forze dell’Asse in Nord Africa, ed effettivamente risulta che da quel periodo i rapporti tra Vittorio Emanuele III e Mussolini iniziassero a deteriorarsi. Peruzzi fu chiamato, poco tempo dopo, nel gennaio 1943, a dirigere la questura romana.»
Confesso di non conoscere il Memoriale scritto nel 1944 da Peruzzi, documento certamente fondamentale per chi vuole approfondire aspetti e momenti della sua attività negli apparati dello Stato. Non solo non ho letto il Memoriale ma nessuno a Ceccano, suo paese d’origine, è a conoscenza della vita privata e pubblica del Peruzzi. Inoltre c’è riservatezza anche da parte dei pochi parenti ancora in vita.
Non basta sapere che nasce a Ceccano il 3 settembre 1883 e muore a Roma il 28 gennaio 1949. Commissario a Tolmezzo, sposa Maria Calligaris il 28 maggio 1921 dalla quale ha due figli Livia e Adriano. Durante l’occupazione tedesca, nell’inverno 1943-1944, la sua abitazione venne requisita dai tedeschi e la sua famiglia sfollò nella campagna di Ceccano presso la zona Due Cone, in contrada Maiura  dove  aveva delle proprietà.
Troppo poco! Sulla sua persona e sul suo operato e’ necessario saperne di più.
Ci troviamo di fronte ad una personalità che iniziò la sua attività dopo aver vinto un concorso di delegato di PS nel 1909 e ne pose fine immediatamente dopo la guerra, che ha attraversato momenti che vanno da Giolitti fino a Badoglio, transitando per il ventennio e la Repubblica di Salò. Un lungo percorso pieno di eccezionali esperienze; una vita attraverso la quale Peruzzi incontra la Grande Storia d’Italia accumulando tanti risultati, altrettanti riconoscimenti, successi ed amarezze che ritengo sia giusto far venire fuori e far conoscere. Fra le tante notizie familiari e pubbliche ancora da apprendere c’è un aspetto d’approfondire e che la vicenda della congiura contro Mussolini sollecita ancora di più. Senza andare alla ricerca di demonizzazioni o giustificazionismi e nemmeno di improbabili sentimenti antifascisti poichè Peruzzi fa parte di un gruppo dirigente che a metà degli anni trenta contribuisce a disarticolare la struttura clandestina comunista e del Partito d’Azione, mi sembra utile invece indagare proprio nella zona grigia entro la quale visse, e se possibile riportare le sue oscillazioni e certamente le sue ambivalenze. Peruzzi fa parte di una burocrazia cresciuta e affermatasi durante lo stato liberale, è possibile sapere in quale anno si iscrive al Partito Nazionale Fascista e con quale convinzione? Inoltre è possibile individuare se ci fu una omologazione della vecchia burocrazia giolittiana a quella mussoliniana ? Inoltre considerato che durante gli anni del Regime per sopravvivere e per affermarsi era necessario far parte di una cordata che si sviluppava sempre in linea verticale, pongo un’ulteriore domanda: Francesco Peruzzi a quale cordata apparteneva ?
Siamo solo agli inizi di una storia che vale la pena seguire e svelare.

Angelino Loffredi
Ceccano, 12 Gennaio 2024


 
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